January 12, 2008
January 11, 2008
December 13, 2007
Dopo qualche tempo, gli investigatori filmano l’arrivo di Pilello all’aeroporto di Roma; l’auto con i vetri oscurati che lo attende; il percorso fino in città, a largo Argentina, dove è in attesa Randazzo; l’ultimo brevissimo tragitto fino a Palazzo Grazioli. Quel che accade nella residenza romana di Berlusconi lo racconterà il senatore ai pubblici ministeri. Berlusconi lo lusinga. Appare euforico. Vuole conquistare la maggioranza al Senato e dice di essere vicino ad ottenerla. Se Randazzo cambierà cavallo, potrà essere nel prossimo esecutivo o viceministro degli Esteri o sottosegretario con la delega per l’Oceania (al senatore Edoardo Pollastri eletto in Brasile, aggiunge Randazzo, viene invece promessa la delega come sottosegretario al Sud-America). L’elenco dei benefit offerti non finisce qui. Randazzo sarebbe stato il numero 2, appena dietro Berlusconi, nella lista nazionale alle prossime elezioni e l’intera campagna elettorale sarebbe stata pagata dal Cavaliere. Randazzo è scosso da quelle proposte. Ricorda ai pubblici ministeri un bizzarro episodio che gli era occorso in estate, in luglio. Passeggiava nella Galleria Sordi, in piazza Colonna a Roma. Come d’incanto, come apparso dal nulla, si ritrova accanto un imprenditore australiano, Nick Scavi. L’uomo lo apostrofa così: “Voglio offrirti la possibilità di diventare milionario. Ti darò un assegno in bianco che potrai riempire fino a due milioni di euro”. Randazzo rifiuta l’avance. L’altro non cede. Trascorre qualche giorno e lo richiama. Gli chiede se ci ha ripensato. Randazzo non ci ha ripensato. Come Nick Scavi, anche Berlusconi non cede dinanzi al primo rifiuto di Randazzo. Per superare le incertezze, il Cavaliere rassicura il senatore: “Caro Randazzo, le farò un vero e proprio contratto…”. Ancora il telefono racconta come vanno poi le cose. Pietro Pilello dice che Berlusconi gli ha chiesto il numero telefonico di Randazzo perché aveva bisogno di parlargli con urgenza. Il senatore conferma durante l’interrogatorio: “E’ vero, Berlusconi mi chiamò e mi disse: lei ci ha pensato bene, le carte sono pronte, deve solo venirle a firmarle. Mi basta anche soltanto una piccola assenza”. Al Senato un’assenza, con l’esigua maggioranza del centro-sinistra, ha il valore di un voto contrario. “Una piccola assenza” è sufficiente perché, dice Berlusconi, “ho con me Dini e i suoi - che non dovrebbero tradire - e tre dei senatori eletti all’estero”. Vanagloria del Cavaliere come quella storia dei “contratti di garanzia”? Forse sì, forse no. E’ un fatto che almeno “un contratto” è saltato fuori a Napoli in un’altra indagine che ha come indagato per riciclaggio il senatore Sergio De Gregorio, presidente della commissione Difesa di palazzo Madama (alcuni suoi assegni per 400 mila euro sono stati ritrovati nelle mani di un noto contrabbandiere, Rocco Cafiero). Durante l’investigazione, è stato sequestrato un contratto, inviato via fax a quanto pare, a firma Sandro Bondi e Sergio De Gregorio in cui si dà conto dell’impegno finanziario concordato tra le parti, delle quote già consegnate e quelle da fornire con cadenza mensile. E’ l’accordo stipulato (e noto) tra Forza Italia e l’associazione “Italiani nel mondo” di De Gregorio. Altri accordi, evidentemente, avrebbero dovuto nascere soltanto se i senatori del centro-sinistra avessero voluto.
Televisione e mercato dei senatori
Berlusconi indagato per corruzione
di GIUSEPPE D’AVANZO Televisione e mercato dei senatori
Berlusconi indagato per corruzione Silvio Berlusconi SILVIO Berlusconi è indagato dalla procura di Napoli per la corruzione di Agostino Saccà, presidente di RaiFiction e - seconda ipotesi di reato - per istigazione alla corruzione del senatore Nino Randazzo e di altri senatori della Repubblica, “in altri episodi non ancora identificati”. Una storia che corre - circostanza davvero inconsueta per il Cavaliere - sul filo di un telefono (intercettato) dell’alto dirigente del servizio pubblico e trova una sua concreta evidenza nel racconto del senatore eletto dagli italiani di Australia. E’ una storia che, al di là degli esiti giudiziari, ha un’evidente rilevanza politica e si può raccontare così. Come tutte le storie che si rispettino è avviata dal caso. I pubblici ministeri stanno ficcando il naso su un giro di iperfatturazioni che nasconde la costituzione all’estero di fondi neri. La ricostruzione dei movimenti finanziari svela che il denaro ritorna - cash - in Italia attraverso la Svizzera. Per i personaggi coinvolti, per i loro contatti nel mondo della fiction e della Rai di viale Mazzini, il sospetto degli investigatori è che quelle somme possano essere o le tangenti destinate ad amministratori del servizio pubblico o “fette di torta” che i produttori televisivi si ritagliano, franco tasse. Al centro dell’attenzione finisce un piccolo produttore di cinema e tv, Giuseppe Proietti, che in passato ha lavorato alla Sacis (la società di produzione e commercializzazione della Rai). Il suo rapporto con Agostino Saccà è costante e molto intenso. Interrogato dai pubblici ministeri, il presidente di RaiFiction nega di conoscere Proietti così bene. Mal gliene incoglie. Nel periodo delle indagini, Proietti si reca ottantotto volte in viale Mazzini e in quaranta di queste occasioni è in visita da Saccà che ignora di essere finito al centro di un’inchiesta molto invasiva che, come sempre accade in questi casi, ha il suo perno nell’ascolto telefonico. Nel diluvio di comunicazioni del presidente di RaiFiction saltano fuori, per dir così, delle attività che i pubblici ministeri giudicano non coerenti, non corrette, non legittime per un dirigente Rai. Agostino Saccà è molto insoddisfatto della sua collocazione in Rai. Si sente sottovalutato, forse umiliato. Avverte di essere guardato a vista - sì, controllato - dal direttore generale Claudio Cappon. Vuole andare via, lasciare “Mamma Rai” per “mettersi in proprio”, creare nei pressi di Lametia Terme, nella sua Calabria, una “città della fiction”; collaborare al “progetto Pegasus”, un’iniziativa che vuole consociare le capacità e la qualità dei piccoli produttori televisivi italiani per farne una realtà industriale in grado di competere sul mercato nazionale e internazionale. Saccà parla molto delle sue idee e dei suoi progetti al telefono. Ne parla soprattutto con il consigliere d’amministrazione della Rai, in quota centro-destra, Giuliano Urbani. Con Urbani, Saccà conviene che in “Pegasus” bisogna far spazio a “un uomo di Berlusconi”. Il presidente di RaiFiction ne va a parlare con il Cavaliere. Si incontrano spesso, a quanto pare. E’ a questo punto dell’indagine che emerge l’intensa consuetudine dei rapporti tra Berlusconi e Saccà. Secondo fonti attendibili, soprattutto una decina di telefonate dirette tra il giugno e il novembre di quest’anno appaiono illuminanti (Berlusconi chiama e riceve da un cellulare in uso a un suo body-guard). Berlusconi e Saccà discutono della sentenza del Tar che ha bocciato l’allontanamento dal consiglio d’amministrazione della Rai, Angelo Maria Petroni.
Berlusconi indagato per corruzione Silvio Berlusconi SILVIO Berlusconi è indagato dalla procura di Napoli per la corruzione di Agostino Saccà, presidente di RaiFiction e - seconda ipotesi di reato - per istigazione alla corruzione del senatore Nino Randazzo e di altri senatori della Repubblica, “in altri episodi non ancora identificati”. Una storia che corre - circostanza davvero inconsueta per il Cavaliere - sul filo di un telefono (intercettato) dell’alto dirigente del servizio pubblico e trova una sua concreta evidenza nel racconto del senatore eletto dagli italiani di Australia. E’ una storia che, al di là degli esiti giudiziari, ha un’evidente rilevanza politica e si può raccontare così. Come tutte le storie che si rispettino è avviata dal caso. I pubblici ministeri stanno ficcando il naso su un giro di iperfatturazioni che nasconde la costituzione all’estero di fondi neri. La ricostruzione dei movimenti finanziari svela che il denaro ritorna - cash - in Italia attraverso la Svizzera. Per i personaggi coinvolti, per i loro contatti nel mondo della fiction e della Rai di viale Mazzini, il sospetto degli investigatori è che quelle somme possano essere o le tangenti destinate ad amministratori del servizio pubblico o “fette di torta” che i produttori televisivi si ritagliano, franco tasse. Al centro dell’attenzione finisce un piccolo produttore di cinema e tv, Giuseppe Proietti, che in passato ha lavorato alla Sacis (la società di produzione e commercializzazione della Rai). Il suo rapporto con Agostino Saccà è costante e molto intenso. Interrogato dai pubblici ministeri, il presidente di RaiFiction nega di conoscere Proietti così bene. Mal gliene incoglie. Nel periodo delle indagini, Proietti si reca ottantotto volte in viale Mazzini e in quaranta di queste occasioni è in visita da Saccà che ignora di essere finito al centro di un’inchiesta molto invasiva che, come sempre accade in questi casi, ha il suo perno nell’ascolto telefonico. Nel diluvio di comunicazioni del presidente di RaiFiction saltano fuori, per dir così, delle attività che i pubblici ministeri giudicano non coerenti, non corrette, non legittime per un dirigente Rai. Agostino Saccà è molto insoddisfatto della sua collocazione in Rai. Si sente sottovalutato, forse umiliato. Avverte di essere guardato a vista - sì, controllato - dal direttore generale Claudio Cappon. Vuole andare via, lasciare “Mamma Rai” per “mettersi in proprio”, creare nei pressi di Lametia Terme, nella sua Calabria, una “città della fiction”; collaborare al “progetto Pegasus”, un’iniziativa che vuole consociare le capacità e la qualità dei piccoli produttori televisivi italiani per farne una realtà industriale in grado di competere sul mercato nazionale e internazionale. Saccà parla molto delle sue idee e dei suoi progetti al telefono. Ne parla soprattutto con il consigliere d’amministrazione della Rai, in quota centro-destra, Giuliano Urbani. Con Urbani, Saccà conviene che in “Pegasus” bisogna far spazio a “un uomo di Berlusconi”. Il presidente di RaiFiction ne va a parlare con il Cavaliere. Si incontrano spesso, a quanto pare. E’ a questo punto dell’indagine che emerge l’intensa consuetudine dei rapporti tra Berlusconi e Saccà. Secondo fonti attendibili, soprattutto una decina di telefonate dirette tra il giugno e il novembre di quest’anno appaiono illuminanti (Berlusconi chiama e riceve da un cellulare in uso a un suo body-guard). Berlusconi e Saccà discutono della sentenza del Tar che ha bocciato l’allontanamento dal consiglio d’amministrazione della Rai, Angelo Maria Petroni.
December 10, 2007
Blog di Daniele Luttazzi
Z Contemporaneamente i militari hanno proibito: i capelli lunghi,
le minigonne,
Sofocle,
Tolstoi,
Mark Twain,
Euripide,
spezzare i bicchieri alla russa,
Aragon,
Trotsky,
scioperare,
la libertà sindacale,
Lurcat,
Eschilo,
Aristofane,
Ionesco,
Sartre,
i Beatles,
Albee,
Pinter,
dire che Socrate era omosessuale,
l’ordine degli avvocati,
imparare il russo,
imparare il bulgaro,
la libertà di stampa,
l’enciclopedia internazionale,
la sociologia,
Beckett,
Dostojevskij,
Cechov,
Gorki e tutti i russi,
il “chi è?”,
la musica moderna,
la musica popolare,
la matematica moderna,
i movimenti della pace
e la lettera “Z” che vuol dire “E’ vivo” in greco antico.
Z Contemporaneamente i militari hanno proibito: i capelli lunghi,
le minigonne,
Sofocle,
Tolstoi,
Mark Twain,
Euripide,
spezzare i bicchieri alla russa,
Aragon,
Trotsky,
scioperare,
la libertà sindacale,
Lurcat,
Eschilo,
Aristofane,
Ionesco,
Sartre,
i Beatles,
Albee,
Pinter,
dire che Socrate era omosessuale,
l’ordine degli avvocati,
imparare il russo,
imparare il bulgaro,
la libertà di stampa,
l’enciclopedia internazionale,
la sociologia,
Beckett,
Dostojevskij,
Cechov,
Gorki e tutti i russi,
il “chi è?”,
la musica moderna,
la musica popolare,
la matematica moderna,
i movimenti della pace
e la lettera “Z” che vuol dire “E’ vivo” in greco antico.
November 21, 2007
Colpito e affondato
Al Costanzo Show (ancora tu, ma non dovevamo vederci più?) si parla del ribaltamento degli stereotipi. Belle e oche? No, belle e laureate, secondo il tipico schema costanziano per cui occorre istituzionalizzare e dare una qualche dignità ai nani e alle ballerine del circo mediatico. Spazio quindi all’attrice di Vivere, laureata, alla comparsa di Buona Domenica, laureata, a Giuseppe Lago, a due esami dalla laurea, e a quello che non mi ricordo che non solo è laureato, ma ha fatto persino un anno a medicina. Ospite d’onore Vittorio Sgarbi, al quale il baffo chiede in ginocchio di distillare qualche perla di critica d’arte prendendo spunto da un quadro di Klimt. Il critico, come di consueto, affascina ll’uditorio con la sua mirabile e appassionata descrizione di Salomè con la testa del Battista, moderna metafora dell’annichilimento maschile da parte della donna fatale. Alla fine, dopo aver tributato un grande omaggio alla indubbia capacità del nostro di spiegare in maniera colta ma comprensibile, Costanzo, per alleggerire e sfottere l’attricetta laureata in storia dell’arte, le chiede se dopo tutto questo popò di spiegazione se la sente di aggiungere qualcosa. E quella: “Sì, se posso permettermi: quella del quadro è Giuditta
Al Costanzo Show (ancora tu, ma non dovevamo vederci più?) si parla del ribaltamento degli stereotipi. Belle e oche? No, belle e laureate, secondo il tipico schema costanziano per cui occorre istituzionalizzare e dare una qualche dignità ai nani e alle ballerine del circo mediatico. Spazio quindi all’attrice di Vivere, laureata, alla comparsa di Buona Domenica, laureata, a Giuseppe Lago, a due esami dalla laurea, e a quello che non mi ricordo che non solo è laureato, ma ha fatto persino un anno a medicina. Ospite d’onore Vittorio Sgarbi, al quale il baffo chiede in ginocchio di distillare qualche perla di critica d’arte prendendo spunto da un quadro di Klimt. Il critico, come di consueto, affascina ll’uditorio con la sua mirabile e appassionata descrizione di Salomè con la testa del Battista, moderna metafora dell’annichilimento maschile da parte della donna fatale. Alla fine, dopo aver tributato un grande omaggio alla indubbia capacità del nostro di spiegare in maniera colta ma comprensibile, Costanzo, per alleggerire e sfottere l’attricetta laureata in storia dell’arte, le chiede se dopo tutto questo popò di spiegazione se la sente di aggiungere qualcosa. E quella: “Sì, se posso permettermi: quella del quadro è Giuditta
November 16, 2007
Happy hour con delitto
Il delitto di Perugia è stato una vera manna per il mondo dei media: una vittima giovane e bella è una garanzia di share. Ma niente panico, non sarà un caso isolato: ecco infatti un’anticipazione sui prossimi crimini da copertina
DI MICHELE SERRA
Lo share del delitto di Perugia è elevatissimo. Il fatto che la vittima fosse una studentessa inglese ventenne e non un anziano geometra piemontese è stato graditissimo dal pubblico: un vero colpo di fortuna. Il mondo dei media è euforico ma al tempo stesso preoccupato: quanto bisognerà aspettare ancora, prima che un nuovo crimine abbia altrettanto successo? L’indimenticabile titolo del Tg1 ‘Sodoma a Perugia’ è destinato a rimanere un singolo, trionfale episodio oppure può avere un seguito, tipo ‘Vercelli come Babilonia’ o ‘Rieti è la nuova Bisanzio’? Niente panico: i prossimi delitti da copertina non mancheranno, e siamo in grado di anticiparveli. Il delitto di Novara Una giovane, avvenente commessa viene trovata cadavere dalla sorella, una giovane e avvenente impiegata. Intorno al cadavere decine di salatini, barbaramente spiaccicati, indirizzano le indagini nel torbido mondo dell’happy hour. Viene arrestato un giovane, avvenente barman: sotto le scarpe, dentro le calze e perfino tra le dita dei piedi ha migliaia di briciole di salatino. Avrebbe ucciso per vendetta: entrambe le sorelle lo deridevano per la pessima qualità del suo Cuba Libre. Metteva la besciamella al posto del rhum. Emerge uno spaventoso spaccato sociale: non solo a Novara si bevono centinaia di long-drink, ma ci intingono dentro i pavesini. L’opinione pubblica è sgomenta: Vespa mostra a ‘Porta a porta’ lo shaker agitato dal barman per terrorizzare la vittima. Titolo del Tg1: ‘Novara maledetta’. La strage di Lucca In realtà viene trovata morta solo una ragazza, una giovane e avvenente aristocratica. Ma avendo cinque cognomi (Rustichini Antinori Frescobaldi Acton Semiramide) i media colgono la palla al balzo e parlano di strage. Le indagini convergono su un ufficiale dell’anagrafe che aveva dovuto registrare un paio di documenti della donna. Titolo del Tg1: ‘Lucca maledetta e sciagurata’. Il mistero di Verbania A Verbania scompare nel nulla una giovane e avvenente infermiera. Il fidanzato è uno psicopatico antropofago, reo confesso, che si costituisce il mattino dopo il delitto. Delusi dalla rapida soluzione del giallo, i media sostengono che la confessione non regge: Vespa, a ‘Porta a porta’, con la collaborazione di un esperto chiamato apposta dal Borneo, dimostra che è impossibile ingerire una ragazza intera in una sola notte. Titolo del Tg1: ‘Verbania maledetta, sciagurata e ignobile’. Il giallo di Forlì A Forlì viene commesso il primo omicidio dal 1774. L’Italia è sconvolta: perché proprio a Forlì? Che cosa si è rotto nel tessuto sociale della città? Titolo del Tg1: ‘Forlì maledetta, sciagurata, ignobile, violenta, corrotta, farabutta, disperata, depravata, immonda, perduta, perversa, maiala, sodomita, feticista e pure racchia’. Il serial killer di Usmate Quattro cadaveri di donne (solo tre giovani e avvenenti: una è una vecchia di aspetto orribile, probabilmente un errore dell’assassino) in quattro villette a schiera, tutte nell’hinterland milanese. Accorsi sul posto, gli investigatori dichiarano che le indagini sono a trecentocinquanta gradi: dieci gradi sono preclusi alla vista da un pilone dell’autostrada. Il principale sospettato è un operaio che tutte le sere non riusciva a rincasare perché perdeva l’orientamento nelle rotonde stradali dell’hinterland. Essendo identici tutti i paesi, tutte le strade e tutte le villette a schiera, l’operaio, esasperato, entrava sempre nella casa sbagliata e, spaventato dalle urla, strangolava l’occupante. Titolo del Tg1: ‘Usmate come Velate come Lentate come Besnate come Vimercate’. Il delitto maledetto dei fidanzatini maledetti nella villetta maledetta del quartiere maledetto nella periferia maledetta della città maledetta di Ancona. Una storia di straordinaria efferatezza. Ma si sgonfia quasi subito a causa dell’eccessiva lunghezza del titolo: non c’entra nei giornali tabloid.
Il delitto di Perugia è stato una vera manna per il mondo dei media: una vittima giovane e bella è una garanzia di share. Ma niente panico, non sarà un caso isolato: ecco infatti un’anticipazione sui prossimi crimini da copertina
DI MICHELE SERRA
Lo share del delitto di Perugia è elevatissimo. Il fatto che la vittima fosse una studentessa inglese ventenne e non un anziano geometra piemontese è stato graditissimo dal pubblico: un vero colpo di fortuna. Il mondo dei media è euforico ma al tempo stesso preoccupato: quanto bisognerà aspettare ancora, prima che un nuovo crimine abbia altrettanto successo? L’indimenticabile titolo del Tg1 ‘Sodoma a Perugia’ è destinato a rimanere un singolo, trionfale episodio oppure può avere un seguito, tipo ‘Vercelli come Babilonia’ o ‘Rieti è la nuova Bisanzio’? Niente panico: i prossimi delitti da copertina non mancheranno, e siamo in grado di anticiparveli. Il delitto di Novara Una giovane, avvenente commessa viene trovata cadavere dalla sorella, una giovane e avvenente impiegata. Intorno al cadavere decine di salatini, barbaramente spiaccicati, indirizzano le indagini nel torbido mondo dell’happy hour. Viene arrestato un giovane, avvenente barman: sotto le scarpe, dentro le calze e perfino tra le dita dei piedi ha migliaia di briciole di salatino. Avrebbe ucciso per vendetta: entrambe le sorelle lo deridevano per la pessima qualità del suo Cuba Libre. Metteva la besciamella al posto del rhum. Emerge uno spaventoso spaccato sociale: non solo a Novara si bevono centinaia di long-drink, ma ci intingono dentro i pavesini. L’opinione pubblica è sgomenta: Vespa mostra a ‘Porta a porta’ lo shaker agitato dal barman per terrorizzare la vittima. Titolo del Tg1: ‘Novara maledetta’. La strage di Lucca In realtà viene trovata morta solo una ragazza, una giovane e avvenente aristocratica. Ma avendo cinque cognomi (Rustichini Antinori Frescobaldi Acton Semiramide) i media colgono la palla al balzo e parlano di strage. Le indagini convergono su un ufficiale dell’anagrafe che aveva dovuto registrare un paio di documenti della donna. Titolo del Tg1: ‘Lucca maledetta e sciagurata’. Il mistero di Verbania A Verbania scompare nel nulla una giovane e avvenente infermiera. Il fidanzato è uno psicopatico antropofago, reo confesso, che si costituisce il mattino dopo il delitto. Delusi dalla rapida soluzione del giallo, i media sostengono che la confessione non regge: Vespa, a ‘Porta a porta’, con la collaborazione di un esperto chiamato apposta dal Borneo, dimostra che è impossibile ingerire una ragazza intera in una sola notte. Titolo del Tg1: ‘Verbania maledetta, sciagurata e ignobile’. Il giallo di Forlì A Forlì viene commesso il primo omicidio dal 1774. L’Italia è sconvolta: perché proprio a Forlì? Che cosa si è rotto nel tessuto sociale della città? Titolo del Tg1: ‘Forlì maledetta, sciagurata, ignobile, violenta, corrotta, farabutta, disperata, depravata, immonda, perduta, perversa, maiala, sodomita, feticista e pure racchia’. Il serial killer di Usmate Quattro cadaveri di donne (solo tre giovani e avvenenti: una è una vecchia di aspetto orribile, probabilmente un errore dell’assassino) in quattro villette a schiera, tutte nell’hinterland milanese. Accorsi sul posto, gli investigatori dichiarano che le indagini sono a trecentocinquanta gradi: dieci gradi sono preclusi alla vista da un pilone dell’autostrada. Il principale sospettato è un operaio che tutte le sere non riusciva a rincasare perché perdeva l’orientamento nelle rotonde stradali dell’hinterland. Essendo identici tutti i paesi, tutte le strade e tutte le villette a schiera, l’operaio, esasperato, entrava sempre nella casa sbagliata e, spaventato dalle urla, strangolava l’occupante. Titolo del Tg1: ‘Usmate come Velate come Lentate come Besnate come Vimercate’. Il delitto maledetto dei fidanzatini maledetti nella villetta maledetta del quartiere maledetto nella periferia maledetta della città maledetta di Ancona. Una storia di straordinaria efferatezza. Ma si sgonfia quasi subito a causa dell’eccessiva lunghezza del titolo: non c’entra nei giornali tabloid.
November 14, 2007
Cosa vuoi per il tuo compleanno? “La pace nel mondo e dei vestiti carini”.
1 year ago
Il secolo di Pippi Calzelunghe
Iil personaggio di Pippi Calzelunghe ELENA LOEWENTHAL
La Svezia è in festa: se fosse ancora viva, Astrid Lindgren compirebbe cent’anni proprio oggi. L’anniversario si celebra con svariati eventi, in particolare nello Smaland, la regione a sud del paese dove si trova Vimmerby, il paesino che ha dato i natali alla mamma di Pippi Calzelunghe, mancata nel 2002. Pensare che Pippi stessa, comparsa per la prima volta su un libro nel 1945, potrebbe essere già nonna. Ma è difficile immaginare adulta quella sua faccia un po’ così, piena di lentiggini e di occhi e di denti e di codini stopposi, dritti come se una mano invisibile li tenesse sempre tirati. Questa eterna bambina, un po’ Peter Pan, un po’ Maga Magò e un po’ Dottor Dolittle, con le sue arti magiche ha già incantato tre generazioni. Merito della penna di Astrid Lindgren, delle illustrazioni che hanno immortalato Pippi così com’è e come tutti ce la ricordiamo - in italiano esce da Salani - e delle trasposizioni televisive. Memorabile la Pippi degli anni Settanta, allampanata come Twiggy e con la voce che squittiva, un po’ meno memorabile quella metallica dei cartoni animati giapponesi. Ma al di là di queste cangianti interpretazioni, il personaggio di Pippi Calzelunghe resta formidabile proprio per la sua continuità, per essere stata capace di farsi leggere e guardare da una generazione all’altra, in giro per tutto il mondo. Certo, è una fattucchiera artigianale che non ha frequentato nessuna accademia di magia e si limita ad esibirsi per i suoi due sbigottiti amici campagnoli. È soprattutto un’animalista convinta, Pippi, specializzata in fauna da stalla e cortile. Ha un passato oscuro e un presente un po’ scalcinato. Non gode di effetti speciali, a parte i codini e le lentiggini. Ma chissà se con le sue folle di fans, i suoi mostri pieni di teste e fauci, i suoi voli vorticosi e le sue spade rotanti, il nostro Harry Potter saprà fare altrettanto.
Iil personaggio di Pippi Calzelunghe ELENA LOEWENTHAL
La Svezia è in festa: se fosse ancora viva, Astrid Lindgren compirebbe cent’anni proprio oggi. L’anniversario si celebra con svariati eventi, in particolare nello Smaland, la regione a sud del paese dove si trova Vimmerby, il paesino che ha dato i natali alla mamma di Pippi Calzelunghe, mancata nel 2002. Pensare che Pippi stessa, comparsa per la prima volta su un libro nel 1945, potrebbe essere già nonna. Ma è difficile immaginare adulta quella sua faccia un po’ così, piena di lentiggini e di occhi e di denti e di codini stopposi, dritti come se una mano invisibile li tenesse sempre tirati. Questa eterna bambina, un po’ Peter Pan, un po’ Maga Magò e un po’ Dottor Dolittle, con le sue arti magiche ha già incantato tre generazioni. Merito della penna di Astrid Lindgren, delle illustrazioni che hanno immortalato Pippi così com’è e come tutti ce la ricordiamo - in italiano esce da Salani - e delle trasposizioni televisive. Memorabile la Pippi degli anni Settanta, allampanata come Twiggy e con la voce che squittiva, un po’ meno memorabile quella metallica dei cartoni animati giapponesi. Ma al di là di queste cangianti interpretazioni, il personaggio di Pippi Calzelunghe resta formidabile proprio per la sua continuità, per essere stata capace di farsi leggere e guardare da una generazione all’altra, in giro per tutto il mondo. Certo, è una fattucchiera artigianale che non ha frequentato nessuna accademia di magia e si limita ad esibirsi per i suoi due sbigottiti amici campagnoli. È soprattutto un’animalista convinta, Pippi, specializzata in fauna da stalla e cortile. Ha un passato oscuro e un presente un po’ scalcinato. Non gode di effetti speciali, a parte i codini e le lentiggini. Ma chissà se con le sue folle di fans, i suoi mostri pieni di teste e fauci, i suoi voli vorticosi e le sue spade rotanti, il nostro Harry Potter saprà fare altrettanto.